BiSS

La storia della Biblioteca

Quindici secoli di cura del libro

Una biblioteca annessa al più antico monastero benedettino esistente non può che condividere con esso le proprie radici. Consapevoli dell’importanza che San Benedetto stesso assegnava alla lettura, tanto da prescriverla espressamente nella sua Regola, possiamo supporre che già il primitivo monastero sublacense disponesse di libri, per quanto in numero limitato e senza un ambiente specifico deputato alla loro consultazione. Con il passare del tempo, la centralità della lettura per la comunità monastica dà impulso all’opera di preservazione e riproduzione del libro, contribuendo in modo determinante alla nascita della biblioteca e dello scriptorium, veri e propri tratti distintivi dei monasteri benedettini.

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Purtroppo la Biblioteca non dispone di codici dei tempi di San Benedetto: le devastazioni medievali hanno provocato la dispersione del patrimonio librario dei primi monaci. Bisogna aspettare la rifioritura monastica dell’IX sec. per vedere restaurata la Biblioteca, ampliata e arricchita nell’XI secolo grazie agli abati Umberto e Giovanni V. I successori portano avanti la loro opera di valorizzazione e tutela del libro, al punto che alla fine del ‘300 la Biblioteca dispone di circa 10.000 volumi.

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L’eccezionale valore qualitativo e quantitativo del patrimonio librario della Biblioteca di Santa Scolastica è di impulso ai primi tipografi giunti in Italia. Nel 1464 Arnold Pannartz e Conrad Sweynheym, stampatori attivi a Magonza, vengono accolti nel monastero di Subiaco, dove impiantano il primo torchio a caratteri mobili della storia d’Italia. A Subiaco i due attingono alla Biblioteca sia per la scelta dei testi da riprodurre in serie che per la realizzazione del carattere tipografico.

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A partire dalla seconda metà del ‘400, la Biblioteca subisce diverse spoliazioni. Le prime avvengono durante il periodo della Commenda (XV/XVIII sec.), sebbene perdite più significative si registrano durante le occupazioni francesi (1789/1799 e 1810/1815) e nel periodo dell’Unità d’Italia.

A causa delle leggi eversive, nel 1874 i Monasteri di Subiaco sono condotti tra i beni dello Stato e dichiarati monumenti nazionali. La biblioteca e l’archivio, annessi al Monastero di Santa Scolastica, restarono tuttavia al proprio posto. Il monaco sublacense dom Leone Allodi, nominato dal Governo stesso soprintendente per i Monasteri, si occupa di riordinare e catalogare il patrimonio librario della Biblioteca. Sotto il governo dell’abate Salvi (1909/1964), la Biblioteca viene sistemata in una sede più idonea e vede un cospicuo arricchimento del proprio patrimonio librario, grazie anche al sostegno del Ministero dei Beni Culturali.